Sono qui, stanza inondata di sole, tea (riscaldato) in tazza, cerco di trovare ispirazione per rispondergli.
Ho davanti la scatola che contiene le lettere ed altri ricordi. Voglio legare le lettere con nastro rosso.
La scatola puzza di muffa, come tutte le cose che provengono da quella vecchia casa.
La scatola contiene anche le lettere di F., un amorino del liceo. Come fanno ad essere più numerose delle sue? perchè mai le ho messe insieme? Sono accomunate dal livello di imbarazzo che mi creavano? (non credo, ce ne sono altre molto più imbarazzanti, in altre scatole muffose).
Tolgo le lettere importanti dalla scatola muffosa e le lego con il nastro rosso. Voglio fargli prendere aria. Quando avrò il coraggio, le rileggerò.
Penso che vorrei rispondergli, non trovo le parole giuste. Mi vengono in mente le sue:
“qui la vita scorre tranquilla nell’attesa della pioggia.“
“Ti abbraccio e ti mando mille migliaia di baci“
Devo lavorarci su.
Questi ricordi fanno parte della bigger picture? La bigger picture significa anche riprendermi pezzi di vita lasciati in disparte? Credo di sì, dei pezzi di vita non si butta via niente.
Per molto tempo il suo pensiero mi ha dato quasi fastidio, rappresentava qualcosa dal quale scappare.
Ho realizzato che di fronte a lui mi sono sempre un po’ vergognata, ero preda di un pudore vergognoso.
R. era scomodo perchè mi ricordava un tradimento. Vero o fasullo, ma comunque un tradimento. Avevo sepolto quella parte di me in mezzo alle nevrosi della sopravvivenza e della quotidianità. Non credevo di farcela, non credevo di poter tenere insieme quella parte di me con le altre. Sentivo costantemente il marchio del tradimento addosso, in come ero vestita, nelle notizie che potevo dare di me. Sentivo il marchio della banalità, dello squallore dell’ordinario. La tristezza di uno spreco, di una torta bruciata, di qualcosa che poteva essere diverso, forse migliore, e non è stato.
Aldilà dell’idealizzazione di un’adolescente nei confronti del “mentore”, era proprio vero che stavo tradendo.
Stavo tradendo la bellezza che lui mi ha insegnato a riconoscere, anche in me stessa. Ora ho smesso di sentirmi una traditrice. E infatti gli ho scritto.
A ciascuno il suo
febbraio 1, 2010 di compagnuccia
