Dunque, al momento spero solo che il pomeriggio passi più velocemente possibile. Che questa giornata finisca. Pessima giornata, una di quelle in cui le cose sembrano inesorabilmente convergere verso il peggio. Malattie, ingiustizie, possibilità mancate. Cose che si potrebbero risolvere e che invece peggiorano. O comunque non danno segno di miglioramento. Non vedo l’ora che questa giornata finisca.
Ma ho fatto un sogno, direi cumulativo di molti pezzi della mia vita, con un finale quasi sorprendente.
E’ a questo sogno che voglio rimanere attaccata oggi.
C’era mio padre, il suo essere quasi impossibile da trattare. Lo accompagnavo in giro, non so dove, a vedere dei posti che ovviamente a lui non piacevano (e a me sì). Lo lasciavo parlare, non so che fine abbia fatto, poi nel sogno non c’è più.
[In effetti è lui che ha un definitivamente girato la giornata verso il peggio, raccontandomi tutto il male e il peggio che vede (o che c’è) nella sua vita. E io non posso farci niente, da un certo punto di vista ha ragione, quelle cose ci sono nella sua vita. Da un altro punto di vista ha torto, perché non vede il bene, o – come ha fatto recentemente – generalmente lo calpesta. So che il più delle volte la bilancia pende a seconda degli occhiali che si indossano. Distorcono la realtà ? Sono troppo scuri, mettono in ombra anche quello che è illuminato? Le cose succedono, veramente, a volte non si può evitare che le cose peggiori succedano. L’unica cosa che posso cambiare sono io. allora ho comprato 3 piccole bavaresi colorate da mangiare con la fra.]
Comunque, il sogno. C’era un posto, molto grande, stanze, giardini, loggiato, mura, balconi, colonne. Pieno di gente, tanta gente. Un po’ accampata, tutti lì a dormire, chissà perchè.
Io sono con Massimo. All’inizio ho paura della violenza. Mi viene in mente il g8, l’essere indifesi di fronte a chi ha decisamente l’intento di fare del male, non lo fa distrattamente, lo fa coscientemente e scientemente. Potrebbero arrivare, polizia, o chissà chi. Qualcuno a cui non va bene che tutta quella gente, pur pacifica, stia lì. E io guardo tutta quella gente, che dorme insieme, un po’ alla bell’e meglio. Ho paura. Forse qualcosa sta anche succedendo, al piano di sotto. O forse no. Ma poi il sogno, da livello-angoscia-in-salita, ha cominciato a virare. Io giro per questo posto grande, sentendomi sempre più a mio agio, anche se è tutto nuovo e forse un po’ inusuale per me.
Giro e ci sono cose strane, ma belle, magari non perfette (tipo i bagni), ma gestibili.
Potenzialmente molto belle, sicuramente speciali. E la gente, gente che saluto, gente che si ferma a parlare, che mi racconta qualcosa. Sono ben accetta, anzi, accolta. Questo è fantastico, l’atmosfera è sempre più rilassata, c’è gente che fa cose, dentro e fuori a questo posto. Cose interessanti, lavora, mangia, fa musica, discute.
E poi io comincio a correre, lungo un viale tipo le mura di Lucca (ecco che fa capolino la Toscana, ma va ?) comincio a correre e a danzare, e a modo mio improvviso una vera e propria danza, con le cose che posso saper fare, salti, piroette, e chissà. Mi sento libera e felice, danzo e corro, e quando arrivo alla fine, ci sono persone sedute all’aperto intorno a dei tavoli (oh quanto assomiglia a Bagnaia, tutto questo !) . Stanno per iniziare a mangiare e mi hanno tenuto il posto. Mi chiamano, mi accolgono nuovamente. Mi piacciono, vorrei che fossero la mia famiglia. E forse questo è possibile.
