Sono in piedi, sono le 4 del mattino, a fare una specie di veglia a Musi. Non so neanch’io cosa fare, o comunque se rimanere sveglia sia di una qualunque utilità, ma sento che glielo devo. Mi sembra impossibile, ma ho preso la decisione di far interrompere la sua vita. Domani, o non molto più tardi.
Mi sembra anche impossibile che tra tutte le malattie feline e non, lui abbia proprio un tumore al pancreas. Questo mi addolora e costringe a riflettere. E’ possibile che questo “organo” torni così spesso e così dolorosamente nella mia vita? Su questo devo riflettere, e forse sarà un bene. E forse lo devo a Musi. Il suo pancreas ingrossato è stata una doccia fredda: allora proprio questa cosa ha a che fare con la mia vita, me ne devo occupare.
Musi non sta ancora così male da rendere facile la decisione di sopprimerlo. E non trovo giusto stare ad aspettare fino a che la decisione si presenti inevitabile, anzi, provvidenziale. A far le spese di un minore patema di coscienza e di una maggiore convinzione nell’asserire “proprio non ce la faceva più, abbiamo dovuto farlo”, mi sembra sia la sua vita.
Io oggi cerco di fare il mio compito, assistere ed accompagnare.
Considerando che questa potrebbe essere l’ultima notte con lui, cerco veramente di stare sveglia. Con tutto l’amore e la riconoscenza che gli porto. Non mi interessa dormire.
E’ arrivato il momento dei saluti. E’ mattina, e io voglio essere certa di averlo salutato bene, prima di uscire.

