Il desiderio/progetto di fare un figlio ha funzionato come detonatore. Lo sguardo sulle cose della mia vita è cambiato.
Non posso continuare a pensare che finchè non alleggerisco la mia vita dalle preoccupazioni che derivano dalla mia famiglia, allora non sarò in grado di crearmene una mia. Perchè la sofferenza e le situazioni da affrontare legate alla mia famiglia di origine potrebbero durare per sempre, o comunque per molto tempo ancora. Anzi forse ho aspettato fin troppo, forse in questi anni non sono riuscita a capire che stavo veramente “congelando ” una parte della mia vita per dedicarmi – spesso anche male – alla mia famiglia. Diciamo a mio padre, ché le mie sorelle non mi hanno mai richiesto nulla.
Non stavo aspettando il momento giusto, aspettando di avere “più” tempo per me. Stavo aspettando e basta. Un’illusione. Qualcosa che non è arrivato, e che non arriverà facilmente.
E ora M. se ne esce con “io penso che tuo padre sia uno stronzo e che tu stia sbagliando, esageri nelle tue premure, forse sono compulsive.” Una doccia gelata. Un non-detto di mesi, forse anni. Frasi sentite anche da altri, per carità, non mi giungono affatto nuove. Anzi, le ho sentite troppe volte per non sentirle come superficiali, dette con un po’ di faciloneria, da chi in realtà non si è mai trovato in una condizione simile e non riesce ad immaginarsela (mica bisogna viverle le cose, per sentirle, sennò perchè andremmo al cinema?)
“Dovresti fottertene di più, fregartene ne un po’, farti i cazzi tuoi. Vedi, come fanno le tue sorelle, metti un filtro e lascialo un po’ perdere”. Eh sì!
Il confine tra scelta e responsabilità è sottile. Le due si intersecano. Io sicuramente non ne ho la completa padronanza, ma credo di saper distinguere la complessità dalla complicazione.
Comunque, non mi voglio giustificare. Quelle parole, dette da lui (tu, quoque, Brute!), hanno un suono diverso, di sconfitta, ma anche di sfida.
E’ vero che a morte di mia madre (più conseguenze annesse) è entrata prepotentemente nella mia vita e forse ne ha fatto scempio (parola eccessiva, ma non me ne vengono altre). E’ che da quella morte ho cercato di ripartire, non solo per non soffocare, ma proprio per rinascere, per capire che tipo di persona voglio essere o diventare. E questo ha comportato scelte e responsabilità che – per carità – mica mi vanno giù tanto facilmente!
Ho sbagliato, ed esagerato, moltissimo. In ansia, premura, dispiacere, sbattimento, sollecitudine. Ma non lo rinnego, anzi, sto scoprendo alcune motivazioni anche più profonde di quanto immaginassi.
Di questo sono grata a M., perchè con la sua doccia gelata, mi spinge ad andare in fondo.
